Stupidità
Flaubert ha fornito, in chiave letteraria, la più penetrante disamina della stupidità umana. Tuttavia, se non ci inganniamo, egli non si è tanto interessato alla stupidità semplicemente ignorante, quanto a quella semicolta, che evidentemente riteneva più insidiosa e intollerabile. Emma legge mediocre letteratura, ne L'educazione sentimentale il "Club dell'intelligenza" costituisce un episodio di una comicità irresistibile (nonché, per inciso, la pietra tombale su ogni futura velleità di "epistemocrazia", o qualunque cosa di simile). Bouvard e Pecuchet rappresentano il culmine del percorso e lo svelamento del suo senso: la stupidità semicolta, invece di restare inchiodata sempre alla stessa idea qualunque cosa accada, passa da un'idea all'altra conservando solo - ma incrollabile - la stessa arroganza od ottusità. Le idee, naturalmente, sono tutte preconfezionate, orecchiate, premasticate e predigerite. Lo condensa in sintesi il flaubertiano Dizionario dei luoghi comuni, in una sorta di trinità della semicultura acefala: “Idee: tutte fatte. Critica: facile. Progresso: sempre invocarlo". Si tratta di una sorta di "salotto buono" della rispettabilità intellettuale e politica che, dopo di sé, ne conoscerà ancora molti, troppi altri.


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