Sabato di Pasqua
Di tutti i giorni dell'anno, il sabato di Pasqua è quello che forse meglio rappresenta lo stato attuale del mondo e il tempo storico presente. Domani suoneranno a festa le campane della resurrezione, ma sempre meno convinte, più deboli e - all'orecchio - probabilmente un po' stonate. Oggi - giorno luttuoso, a-liturgico, senza riti sacri - Dio ha abbandonato il mondo. A propria volta abbandonato dal mondo, non lo ha lasciato come legittimamente si sperava alla libera autodeterminazione umana, ma al gioco della forza e della volontà di potenza. Più che festeggiare domani, bisognerebbe allora pensare l'oggi, farlo proprio con tutta la possibile intensità. Il giovane Hegel, in Fede e sapere, ha scritto: "Il puro concetto, ossia l’infinità come abisso del nulla in cui sprofonda ogni essere, deve designare il dolore infinito, dolore che esisteva in precedenza storicamente come quel sentimento su cui riposa la religione dei tempi moderni, il sentimento “Dio stesso è morto”, quello stesso sentimento che era stato espresso per così dire solo empiricamente nelle parole di Pascal: “La natura è tale da indicare dovunque un dio perduto, tanto nell’uomo quanto fuori dell’uomo”



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