Essere e dover-essere


Una notevole massima di Goethe recita: "Trattate le persone come se fossero ciò che dovrebbero essere e aiutatele a diventare ciò che sono capaci di essere". Trattare le persone per ciò che, apparentemente, sono è tanto poco umano e comprensivo, quanto è cinico e perverso dare alla gente ciò che vuole, o crede di volere. Il nostro essere in quanto uomini non è infatti al presente, ma al futuro. Tutta la dignità della persona, detto altrimenti, risiede nel suo potersi trascendere. Prendere l'altro com'è non è quindi un atto di bontà, ma di disumanizzazione, che lo intrappola in una condizione stagnante; e se il celebrato "buonismo" fosse per caso questo, si tratterebbe di un atteggiamento irresponsabile. Non è un mistero che ogni essere umano porti in sé, nella sua semplice presenza, qualcosa - un punto cieco e informe - che costringe a distogliere lo sguardo. Il linguaggio, potendosi muovere tra volgarità e intelligenza, è il supremo agente della possibilità tanto della degradazione quanto dell'elevazione dell'altro. Del suo impiego portiamo quindi la massima responsabilità nei nostri rapporti

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