Ostinazione
Scrive splendidamente David Hume (An Inquiry Concerning the Principles of
Morals, 1751): "Le discussioni con uomini che si ostinano con pertinacia nei
loro principi sono le più fastidiose di tutte, all'infuori, forse, di quelle con
persone completamente in malafede che realmente non credono alle opinioni che
difendono ma si impegnano in controversie per ostentazione, per spirito di
contraddizione o per desiderio di mostrare intelligenza e abilità superiori a
quelle degli altri uomini. Bisogna aspettarsi da entrambe queste categorie di
persone lo stesso cieco attaccamento ai loro argomenti, lo stesso disprezzo
degli avversari e la stessa collerica veemenza nell'inventare sofisticherie e
falsità". La tenacia con la quale gli uomini - certuni soprattutto - difendono
opinioni che metà della loro anima sa fin troppo bene essere frutto di
conformismo e malafede non ha purtroppo corrispettivo nell'energia consacrata
all'amore di una qualsiasi verità. Si dice, in proposito, che a tal fine la
soluzione è riattivare fiduciosamente il dialogo e il confronto; che il suddetto
dialogo sarebbe terapeutico tanto più, quanto maggiore è l'oltranzismo della
posizione altrui. Dialogo, insomma, prima di tutto. A tale proposito, Hume
scrive in modo - se possibile - ancora più splendido: "L'unico modo, quindi, per
convertire un avversario di questo genere è di abbandonarlo a se stesso.
Infatti, quando vedrà che nessuno entra in discussione con lui, è probabile che,
alla fine, da solo, per semplice tedio, passi dalla parte del senso comune e
della ragione".



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