SUL KITSCH


 Un tentativo di definizione del kitsch potrebbe essere questo: il kitsch è una somma sconsiderata di tutto ciò che si ritiene bello e buono, una cumulazione senza logica e senza gusto, purché dalla quantità risulti un massimo di valore. Si aggiunga: dell'oggetto pacchiano si apprezza - se lo si apprezza - che esso dà tutto e subito. Il kitsch non ammette, infatti, procedimenti ritardanti, momenti di negatività predisposti ad arte e frustrazioni calcolate. Esso è un'ostensione immediata e totale di tutto il positivo, e poco importa se la cumulazione indiscriminata porta a effetti ora iper-barocchi, ora semplicemente ridicoli o patetici. Il kitsch rivela sempre una mentalità filistea e regressiva, da piacere orale e consumatorio per ciò che non offre resistenza ai denti. Soprattutto, esso è il risultato palpabile di un'esibizione totale di bontà: tutto insieme, qualunque cosa sia, purché sia buono. Nei termini di Sartre, la massa del positivo è l'"in sé" nauseante di fronte alla negatività del "per sé" della coscienza umana. Il kitsch, in quanto parco giochi del bene e del bello, è il nauseante allo stato pressoché puro.

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