UMANITA' E INFERNO


 Italo Calvino, ne Le città invisibili, espresse in parole dure e perentorie il legame tra umanità e inferno: “L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” L'inferno che è già qui, si noti, non è quello delle malattie e delle catastrofi, ma quello degli uomini per altri uomini. Chissà se Calvino richiamava coscientemente, nelle sue amare constatazioni, una magnifica frase di Victor Hugo ne I miserabili: "rilevare le fedeltà di una creatura nell’eclissi del mondo". Per entrambi gli scrittori non esiste salvezza collettiva perché il tutto è precisamente la maledizione: ma qualcuno, qualcosa potrebbero - forse - salvare e salvarsi nell'ottenebramento.

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