Qualcosa da salvare?
Che non si confidi più di tanto, ormai, in una salvezza "dall'alto" forse non è solo effetto del disincanto e della perversione degli uomini, ma anche dello sconcerto del salvatore, che lassù si sente fuori posto, fuori stagione, e non sa davvero più cosa salvare. Più precisamente, scrive lo psicologo junghiano Augusto Romano (Musica e psiche) commentando l'operetta di Offenbach Orfée aux Enfers: "E davvero non c'è più un santo (o un diavolo) al quale votarsi quando il gruppo degli dèi e quello degli abitanti degli Inferi si rassomigliano come tableaux vivants prodotti in serie. La noia, ssociata alla prevedibilità, è il prezzo di questa abolizione dei contrari, che è assenza di vita. Ciò che sopravvive è il gusto del potere, come appare vivente nella lezione di Cupido sulla seduzione e nell'applicazione che ne fanno Giove, Plutone ed Euridice".



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