ESSERI GETTATI
Nel §29 di Essere e tempo, Heidegger scrive che "l'esserci è l'essere-gettato". Intende dire che ciascuno di noi non muove i primi passi dal nulla ma ritrova già se stesso in un mondo, consegnato a possibilità che non ha scelto ma contemporaneamente al dovere di decidere di sé. La gettatezza non è un fatto passato, superabile e dunque superato, ma la condizione originaria e insuperabile del nostro esistere. Non siamo stati gentilmente deposti in un mondo pronto ad accoglierci, bensì gettati nell'angoscia.
Da tempo mi affascina fotografare, in questo senso, oggetti che il mare ha gettato alla rinfusa sulla spiaggia. La stagione turistica li elimina e dunque li rimuove, ma fuori stagione restano adagiati sulla battigia come testimoni muti e ostinati. Mi affascina, in particolare, associarli a figure umane, anch'esse gettate, che camminano silenziose e un po' spaesate in un ambiente che per molti mesi resta quasi spopolato, sospeso. Mi sembra che la fotografia riesca a fare emergere un comune destino che lega esseri apparentemente lontani e diversi, a costruire solidarietà impensate e a illuminare - persino nelle cose - una condizione universale, che abbraccia tutti.



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