Sublime desublimato

 


Nei quadri di Friedrich, l'uomo che - rappresentato di spalle - guarda lo spettacolo dell'infinito, schiacciato dalla sua sublimità eppure moralmente superiore alla natura anche nella sua piccolezza, non ha niente dietro di sé e tutto davanti a sé. E' in fondo il canone della prospettiva rinascimentale e del suo spazio frontale che qui si fa campo aperto di infinito, ottimistico progresso morale.
Cosa succede ora se, grazie alla fotografia, dietro di sé si apre un vasto spazio ingombro di uno strano detrito, una boa incrostata di mitili? Cosa succede se questo elemento imprevisto, un artificio sul quale la natura ha pazientemente riaffermato i suoi diritti, viene messo a fuoco e di conseguenza lascia fuori fuoco lo spettatore solitario?
Succede che, in una variazione post-moderna del tema, il sentimento del sublime si disfa e il soggetto perde la sua superiorità morale, l'ultima che avesse conservata nell'immensità dell'universo. La natura che si riprende l'artificio umano non tanto lo schiaccia, quanto lo pone ai margini del suo mondo-ambiente. Il detrito che il mare ha rigettato suscita quindi nel secondo spettatore - quello che sta guardando la foto - il sospetto che anche alle sue spalle si apra un vasto spazio, magari ingombro di bric-à-brac, che lo desitua e pone a sua volta fuori fuoco, come nel film di Woody Allen Harry a pezzi.

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