Il desiderio e l'educazione
In Grazia e dignità (1793), Schiller introduce una straordinaria riflessione su ciò che significhi davvero la liberazione del "desiderio sensuale" e del "godimento". Straordinaria lo è - non da ultimo - perché esce dagli schemi concettuali kantiani adottati dall'autore e dalle loro simmetrie geometriche per entrare, con maggiore vitalità, in un piano per certi aspetti fisiologico, per altri fenomenologico. Va ricordato che la formazione di Schiller era in parte medica: "Le forze morte della natura cominciano a prendere il sopravvento su quelle vive dell'organizzazione; la forma comincia a essere soffocata dalla massa, l'umanità dalla natura volgare. L'occhio raggiante di anima si fa spento o sporge vitreo e fisso dalla sua orbita [...], la bocca si muta in una semplice apertura, poiché la sua forma non è più conseguenza delle forze agenti ma di quelle rilassate". Poche frasi lapidarie fanno giustizia di tutte le recenti filosofie del desiderio, per non parlare delle loro varianti pop più diffuse poiché immensamente più rozze e irresponsabili. La prima frase è quasi freudiana: questa pretesa liberazione è in realtà la liberazione della pulsione di morte, perché l'ipergodimento è una morte che agita davanti a sé un fantasma di vita. L'occhio "vitreo" e "fisso" è un organo che ha perso la sua intenzionalità, nel senso filosofico di apertura direzionata al mondo, per implodere in sé stesso: invece di condurre il corpo al di la dei suoi confini, l'occhio fa massa unica e amorfa con quest'ultimo. La bocca diventa la semplice estremità di un condotto, non è più l'organo che articola la voce e modula il respiro ma l'emittente di suoni rozzi quale l'ansimare e il verso ferino che si scarica all'esterno. Tutto sembra vitale in questa liberazione del desiderio, ma le forze attive - in assenza di educazione - sono scomparse per fare posto a quelle passive. La vera educazione, al contrario, non comprime la vita, non la mortifica, ma è la condizione anche severa, più spesso gentile, affinché quest'ultima possa vivere, dare forma alla propria potenza e - con l'azione e la parola - esprimersi nel mondo, oltre i limiti del proprio corpo. Là, in altre parole, dove comincia la cultura.



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